STORIE DI MONTAGNA
06/08/2011
JARDIN DE L'ANGE - ORE 21.15
STORIE DI MONTAGNA
NIVES MEROI E ROMANO BENET:
"LE MONTAGNE CHE NON HO SCALATO"
serata organizzata e curata da Grivel e
presentata da Vinicio Stefanello di Planet Mountain
Ad agosto 2011 le “Storie di montagne” ritornano al Jardin de l'Ange di Courmayuer con 4 serate per 4 grandi storie di alpinismo e di vita raccontate da: Nives Meroi e Romano Benet (6 agosto); Steve House (13 agosto); Simone Moro e Denis Urubko (20 agosto); Christoph Hainz (23 agosto). Conduce le serate Vinicio Stefanello editor di PlanetMountain.com
Anche quest'anno al Jardin de l'Ange saranno protagoniste quattro grandi storie di alpinismo e insieme di vita. Quattro grandi esperienze per altrettante serate che hanno come file rouge la passione per la montagna e l'alpinismo ma anche l'estrema umanità dei loro protagonisti, tutti alpinisti di assoluta grandezza internazionale. Così Nives Meroi e Romano Benet, con "Le montagne che non ho scalato", racconteranno il loro straordinario viaggio, unico nel suo genere, fatto sempre assieme sulle più alte vette del mondo come nella vita. Steve House presenterà “Summits to valleys” e il suo incredibile percorso di alpinista e uomo alla ricerca dello stile perfetto e di se stesso. Simone Moro e Denis Urubko, invece, con "Frozen climbs" parleranno delle loro “impossibili” avventure sulle più alte montagne del mondo nella stagione più fredda e difficile, l'inverno. Mentre, Christoph Hainz, con il suo “Magic Mushroom” ripercorrerà la sua lunga esperienza di alpinista che assapora la montagna giorno per giorno e in ogni suo momento, perché, in montagna come nella vita, la “meta è la via”.
Nives Meroi e Romano Benet
"Le
montagne che non ho scalato"
La prima serata delle “Storie di montagna 2011” avrà per protagonisti Nives Meroi e Romano Benet. La coppia che più di ogni altra ha lasciato il segno nell'alpinismo himalayano e che ha fatto, dell'esplorazione e del viaggio sulle pareti delle più alte montagne, un motivo di vita e di crescita comune. Nives è bergamasca, di Bonate Sotto. Romano è di Tarvisio. Lei è del 1961, lui del 1962. Hanno la stessa passione per la montagna e per l'alpinismo, e il loro incontro segna l'inizio di una storia che va ben aldilà del legame di una normale cordata. Sposati dal 1989, hanno scelto di vivere a Fusine, un piccolo villaggio nel cuore delle loro selvagge e amatissime Alpi Giulie. Un luogo e delle montagne “fuori dal tempo” per una scelta di vita “d'altri tempi” che sembra la metafora perfetta del loro alpinismo semplice e di grande sostanza, sempre lontano dalle folle come dalle mode. Non a caso per il loro inizio himalayano scelsero di esplorare la difficilissima e semi sconosciuta parete Nord del K2. Era il 1994, e Nives e Romano arrivarono altissimi, a 8450m, a poco meno di 200 metri dalla cima. Un'impresa senza vetta che è anche la chiave per comprendere la loro straordinaria esperienza sulle montagne più alte. Il loro è un viaggio sempre all'insegna dello spirito più puro dell'alpinismo d'avventura e del “by fair means”: senza uso di ossigeno supplementare, portatori d'alta quota e preparazione dei campi. Affrontando la montagna da soli, o in compagnia di un ristrettissimo numero di amici, tra i quali un posto speciale spetta a Luca Vuerich. Nel 1998, arrivò così il Nanga Parbat (8125 m), il loro primo Ottomila. Nel 1999 è la volta della cima dello Shisha Pangma (8046 m) e, solo 10 giorni dopo, quella del Cho Oyu (8202 m). Un'accoppiata velocissima che dà la cifra del loro valore e che fa di Nives Meroi, non solo l'italiana con più Ottomila, ma anche tra le più forti alpiniste in assoluto. Questo però è solo l'inizio. Nel 2003 arriva un trittico d'eccezione con la salita in successione di Gasherbrum I (8068 m), Gasherbrum II (8035 m) e Broad Peak (8047 m). Il tutto in 20 giorni, un tempo da record. Prima di loro solo il mitico Erhard Loretan aveva fatto meglio compiendo lo stesso tour in 17 giorni, e mai nessuna donna aveva fatto tanto. Ma il viaggio continua: con il Lhotse (8516 m) nel 2004. Seguito, nel 2006, dapprima dal Dhaulagiri (8167m) e poi da una salita da incorniciare: quella del K2. Sulla seconda vetta del mondo, la più difficile, Nives e Romano sono soli. La grande montagna è deserta: in vetta vivono la commovente sintesi del loro viaggio... che continua. Così, nel 2007, arriva anche la montagna più alta, l'Everest (8850 m). E, nel 2008, il Manaslu (8163 m). Intanto, con 11 Ottomila saliti, Nives “la tigre” - come l'ha chiamata Erri De Luca nel libro che le ha dedicato - è in prima fila per essere la prima donna a salire tutti i 14 Ottomila. Una “corsa” che lei però ha sempre rifiutato e continua a rifiutare, con le parole e con i fatti. Quello della “competizione” non è né il suo alpinismo né quello di Romano. Loro sono una coppia, una cordata vera. Romano è la bussola e la forza. Nives l'altro sguardo e l'altra via. Insieme trovano quell'equilibrio che motiva e completa il viaggio. Così, nel 2009, sul Kangchenjunga, quando il suo compagno appare stranamente affaticato e non è in grado di continuare la salita, Nives non ha esitazioni. Lui vorrebbe che lei proseguisse: la vetta è vicina, alla sua portata. D'altra parte sugli Ottomila situazioni del genere sono all'ordine del giorno. Ma Nives non ci sta, e insiste per ritornare con il compagno al Campo base. Una scelta che poi si rivelerà “salva vita”. Per Romano, ma anche per Nives, è l'inizio di una nuova e difficile salita, questa volta sulla montagna della vita. Una prova che, in questi ultimissimi anni, hanno affrontato e superato insieme come hanno sempre fatto con il loro alpinismo. Uniti, come sono sempre stati, in montagna come nella vita.

















